La scrittura di Angie Thomas come forma di attivismo

Scritto da:
Redazione BookToBook
23 Apr 2021

Si può fare attivismo in tanti modi attorno alla tematiche Black Lives Matter, e uno di questi può essere la scrittura. Anche per ragazzi.

A maggio dello scorso anno un afroamericano viene fermato, dopo una segnalazione, da due agenti di polizia a Minnesota, nel Minneapolis. Si chiamava George Floyd ed era disarmato. Secondo la polizia Floyd avrebbe opposto resistenza all’arresto, ma il video della sua morte fa il giro di tutto il mondo. Un agente lo ha bloccato a terra premendogli con forza il ginocchio all’altezza del collo per dieci minuti. Dieci minuti di agonia, paura, angoscia, attimi paralizzanti.

Nel video girato da una testimone si sente la voce di Floyd che dice «Non riesco a respirare» e le urla dei passanti che gridano al poliziotto di non ucciderlo. Nonostante l’arrivo dei soccorsi, per George Floyd non c’è stato nulla da fare. Le proteste sono durate per giorni interi, tutto il mondo ha aderito alle manifestazioni organizzate dall’associazione Black Lives Matter dando un segnale forte e incisivo. A fine marzo è iniziato il processo contro Derek Chauvin, uno dei poliziotti incriminati per la morte di George Floyd, accusato di omicidio involontario di secondo grado, omicidio colposo e omicidio di terzo grado.

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La storia (e la morte) di George Floyd purtroppo è solo una fra le tante. La questione afroamericana continua a essere oggetto di discussione e di Black Lives Matter si parla sempre di più in tutto il globo. La lotta al razzismo può essere praticata in molti modi, anche con i libri, proprio come ci insegna Angie Thomas, scrittrice statunitense di YA, da poco in libreria per Rizzoli con Concrete Rose, prequel del suo romanzo d’esordio, The Hate ’U Give da cui è stato tratto anche un film diretto da George Tillman Jr e prodotto dalla 20th Century FOX nel 2018.

Concrete rose

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Se The Hate ’U Give è la storia della sedicenne Starr che una sera assiste brutalmente all’uccisione del suo migliore amico d’infanzia Khalil per mano di un poliziotto, Concrete Rose è la storia di Big Mav, suo padre, sempre ambientata a Garden Heights ma ben diciassette anni prima.

L’attivismo nei libri di Angie Thomas

Angie Thomas, classe 1988, è nata, cresciuta e tuttora vive a Jackson, in Mississippi. Fin da piccola le sue più grandi passioni sono state il rap e la scrittura creativa. Si è laureata in Scrittura Creativa all’Università di Belhaven e ha anche ottenuto una laurea non ufficiale in hip hop!

Inizialmente Angie Thomas voleva scrivere fantasy e romanzi per preadolescenti, ma temeva che i suoi libri non avrebbero interessato nessuno. Mentre si faceva domande sul suo primo manoscritto, cominciò a lavorare a un’altra storia. Quest’ultima non era altro che The Hate ’U Give, che presto sarebbe diventato il suo primo romanzo. Durante un’intervista al magazine Ebony Thomas ha raccontato che quando era all’università un suo professore le disse: «Da un lato ci sono storie che hanno bisogno di essere raccontate e ascoltate e dall’altro ci sono voci che sono state relegate al silenzio. Se tu vuoi, hai l’opportunità di dare a quelle voci uno spazio attraverso la tua scrittura. Puoi dare a quelle storie un po’ di visibilità».

Nel febbraio del 2017 viene pubblicato negli Stati Uniti The Hate ’U Give (arrivato in Italia qualche mese dopo) che nel giro di poche settimane diventa un vero e proprio best-seller. Il romanzo si aggiudica premi e riconoscimenti importanti come il Boston Globe-Horn Book Award e il National Book Award Longlist, il Coretta Scott King Award come miglior romanzo per giovani adulti scritto da autori afroamericani e il primo posto – per mesi – nella classifica dei bestseller del New York Times.

Chi è Angie Thomas, autrice di “On the come up”

La storia di Starr ha appassionato lettori e lettrici di tutto il mondo perché parla di tematiche tuttora molto attuali: razzismo, privilegi, uccisioni di afroamericani disarmati per mano della polizia. È un romanzo di finzione, è vero, ma Thomas si è ispirata all’omicidio di Oscar Grant (morto mentre stava scrivendo la storia) e a quelle di Trayvon MartinTamir RiceMichael Brown, e Sandra Bland, tutti giovani afroamericani uccisi dalla polizia.

In un’intervista al «Publishers Weekly» l’autrice ha sostenuto: «Ho sempre considerato la scrittura come una forma di attivismo. Se non altro, i libri ci permettono di dare uno sguardo a vite di cui potremmo non aver mai sentito parlare, i libri promuovono empatia. Esiste il movimento Black Lives Matter e l’organizzazione omonima e rispetto ciò che entrambe fanno. Col mio libro volevo far sembrare personale qualcosa di politico, volevo che Khalil rappresentasse questi giovani che perdono la vita e un secondo dopo vengono etichettati subito come delinquenti. Non ho mai voluto mancare di rispetto alla famiglia di nessuno, alla memoria di nessuno».

Anche il secondo romanzo di Angie Thomas non è da meno: On the come up, uscito nel 2019, ha quasi eguagliato il successo del suo esordio, guadagnandosi il primo posto nella classifica dei bestseller del New York Times e la compravendita dei diritti da parte di Paramount Pictures per realizzare un film con Angie come producer.

On the come up è la storia di Bri, un’adolescente con un solo sogno da realizzare: diventare una rapper affermata per far sentire la sua voce. La via per raggiungere il successo non è facile, soprattutto se hai una storia familiare non facile e se – come tutti i personaggi dei libri di Thomas – devi affrontare i pregiudizi, ma Bri ha coraggio da vendere. E quando, finalmente, una sua canzone diventa virale, i media non perdono tempo a etichettarla come una minaccia.

D’altronde, fin dalla sua nascita nei primi anni Settanta, il genere musicale del rap è sempre stato visto come strumento di attivismo e riscatto sociale ed etichettato come “pericoloso”: i rapper, attraverso l’attivismo di testi che denunciavano le condizioni problematiche delle minoranze nere, sono diventati portavoce della loro voglia di rivalsa. Angie Thomas, oltre che fan sfegatata del rap, ne è anche conoscitrice e questo lo scopriamo dai suoi romanzi in cui cita diversi cantanti tra cui Tupac Shakur (noto anche come 2Pac), considerato uno dei rapper più influenti degli anni Novanta, attivo anche nel campo dei diritti civili e assassinato nel 1996, a soli 25 anni.

«E i tuoi Migliore Di Tutti i Tempi chi sarebbero allora?»

«Okay, piccolo disclaimer: in realtà ne avrei dieci, ma mi limito a cinque» dico, e Curtis ridacchia. «E anche qui in ordine sparso: Biggie, Tupac, Jean Grae, Lauryn Hill, e Rakim.»

Si acciglia. «Chi?»

«Oh mio Dio! Non sai chi è Rakim?»

«Neanche Jean Grae» dice, e per poco non mi prende un colpo. «Il nome Rakim mi dice qualcosa però…»

«È uno dei più grandi che abbiano mai impugnato un microfono!» esclamo, forse un po’ troppo forte. «Come diavolo fai a definirti un appassionato di hip hop senza conoscere Rakim? È tipo come se un cristiano non conoscesse San Giovanni Battista. O un trekkie che non conosce Spock. O un fanatico di Harry Potter che non sa chi sia Albus Silente. Albus Silente, Curtis.»

Proprio come la sua creatrice, anche Bri conosce a menadito il mondo del rap, quello in cui vorrebbe sfondare. Anche se la partita è difficile, lei non si arrende e non la dà vinta a nessuno.

Bri è forte e tenace come Starr e proprio come l’ultimo dei personaggi ideati da Thomas: Maverick, protagonista di Concrete Rose, definito dal New York Times «una canzone d’amore per le giovani “black lives”».

L’attivismo di Garden Heights prima di The Hate ‘U Give

 

La strada ha delle regole.

Non sono scritte e non le trovate nei libri. È roba naturale che conoscete nell’istante in cui vostra mamma vi lascia uscire di casa. Un po’ come sapere come si fa a respirare senza che nessuno te lo abbia detto.

 

I prequel garantiscono al lettore una sicurezza unica: sappiamo già cosa succederà ai personaggi. È un sollievo leggendo Concrete Rose che mostra l’alta posta in gioco durante l’adolescenza di Maverick. The Hate ’U Give ci presenta una famiglia afroamericana tradizionale formata da una coppia, Maverick e Lisa, con i loro figli: Starr e Sekani. Scopriamo, però, che il figlio maggiore di Maverick – di pochi mesi più grande di Starr – è Seven, il quale ha una madre diversa rispetto a quella dei suoi fratelli. Non è difficile dedurre che Maverick abbia messo incinta, sedici anni prima, due ragazze più o meno nello stesso momento.

Concrete rose

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Il padre di Starr è un commerciante di successo, felicemente sposato con la moglie, e fa tutto ciò che è in suo potere per provvedere alla sua famiglia. Anni prima era membro di una gang e spacciava droga, ma si è lasciato tutto alle spalle. In The Hate ’U Give è una figura presente e importante. In Concrete Rose, Thomas decide di indagare nel profondo proprio la figura di Big Mav, ai tempi noto come Li’l Don, il piccolo Don.

La vita a Garden Heights non è mai stata facile. Se vuoi sopravvivere devi entrare in una delle due gang che controllano il Garden: i King Lords o i Garden Disciples. Per Maverick, che ha solo diciassette anni, la scelta è automatica: suo padre, prima di finire in prigione, era il capo dei King Lords e lui ne ha seguito le orme. Per lui i King Lords sono una grande famiglia guidata da suo cugino Dre, una sorta di fratello maggiore, che tenta di portare Maverick sulla retta via, controllandolo e facendogli un po’ da padre. Quello che Dre non sa è che in realtà Mav spaccia droga con King, inizialmente uno dei suoi più cari amici. Tra la scuola, qualche lavoretto per la gang, e la relazione con Lisa le cose non gli vanno male ma tutto sta per cambiare.

Proprio all’inizio del romanzo ci viene presentato Maverick in un giorno cruciale. Il protagonista ha appena scoperto di essere padre di un bambino di tre mesi. Il peso improvviso della responsabilità lo costringerà a prendere una decisione: continuare a gironzolare con i King Lords o pagare il prezzo per lasciare la gang e provare a costruire una nuova vita per se stesso e la sua famiglia invece di vendere droga.

La giovane Iesha, la madre del bambino, fa fare il test di paternità a Maverick e non appena si scopre che il padre è effettivamente lui, senza rifletterci due volte, decide di lasciargli il bambino. A primo impatto – per via di questa scelta – Iesha può sembrare fredda e distaccata, una madre “non esemplare”, ma in realtà è soltanto un’adolescente spaventata e fragile. Anche Maverick sulle prime è preoccupato: non sa come cambiare un pannolino, non riconosce i diversi pianti del bambino e, soprattutto, vorrebbe tenere segreta la recente scoperta a Lisa, ma non è facile nascondere un bebè. Quando Lisa scopre l’esistenza di Seven – il nome che Maverick darà al primogenito perché «sette è un numero sacro e rappresenta la perfezione» – interrompe la relazione, facendo sprofondare Mav nell’incertezza perché per lui Lisa è sempre stata un punto di riferimento, un’ancora.

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Concrete Rose è una storia familiare in cui la povertà gioca un ruolo importante. Scoprendo la situazione del figlio, la madre di Maverick – che passa la maggior parte del tempo fuori casa facendo diversi lavori – è severa ma di supporto. Decide di aiutare Mav e tenta di convincerlo a fare qualcosa di utile per il suo futuro. È così che Maverick si trova costretto ad accettare la proposta di lavoro del signor Wyatt, proprietario di un negozio di alimentari. Oltre a fare dei turni in negozio, Maverick dovrà aiutare il diacono Wyatt a curare il suo giardino. Il protagonista non è entusiasta, anche perché il compenso non è alto e a malapena Maverick può permettersi di pagare le bollette e cibo e pannolini per Seven. Tuttavia il lavoro offerto dal signor Wyatt è onesto e soprattutto legale.

«Le rose sono qualcosa di affascinante. Sopportano più di quanto le persone credano. Ho avuto delle rose in fiore durante una tempesta di ghiaccio. Possono sopravvivere tranquillamente senza aiuti. Vogliamo farle prosperare. Dovremo potarle, fare cose del genere.», dice il signor Wyatt a Maverick, introducendolo nel mondo del giardinaggio e tentando di insegnargli che «la bellezza può nascere sostanzialmente dal nulla. Per quanto mi riguarda, è quello il senso dei fiori».

Tra il lavoro e il bambino Mav non ha molto tempo a disposizione, studia poco e il suo cuore continua a essere a pezzi: Lisa non vuole più saperne di lui, ma le cose peggiorano quando la ragazza scopre di essere incinta… di Maverick. Come riuscire a mantenere non uno ma due figli? Lisa vuole tenere il bambino, ma non rimettersi con l’ex ragazzo nonostante i numerosi tentativi di quest’ultimo.

Il signor Wyatt mi lascia da solo con i rametti. Pare impossibile che si trasformino in rose proprio come pare impossibile che io e Lisa torniamo insieme. Ne afferro uno e lo pianto. Diversamente da me, le rose meritano una chance.

Mav si trova di fronte a una serie di scelte difficili: i lavoretti per conto di Mr. Wyatt non sono remunerativi tanto quanto lo spaccio di droga. Si possono vivere due vite diametralmente opposte che concernono un lavoro regolare e uno illecito? Maverick decide di sfidare la sorte, soprattutto dopo le pressioni di “vecchi amici”. Sarà la madre a capire che il figlio si trova in una situazione complicata e lo porterà a trovare il padre che nonostante sia in prigione non risulta una figura assente. L’ex capo dei King Lords – dopo i battibecchi iniziali con il figlio – rivelerà all’adolescente neopadre come, secondo lui, un “vero” uomo prende una decisione: non soccombendo alle richieste della strada, ma al contrario mettendo in primo piano la famiglia, le persone che ama di più.

«Le rose possono fiorire nelle condizioni più difficili» ripete sempre il signor Wyatt e Maverick impara che è proprio così, iniziando un percorso di cambiamento che un giorno lo renderà una persona migliore, un padre invidiabile, amorevole, giusto e coraggioso.

Non è vero che soltanto le rose meritano una chance.

Angie Thomas concede a Maverick lo spazio per fiorire in mezzo a lotte (interiori ed esterne) grazie, in gran parte, all’amore incondizionato da parte delle persone che lo circondano: i genitori, Lisa, Seven, il signor Wyatt, la famiglia di Dre…

Concrete Rose ci ricorda quanto la paternità (o meglio, la genitorialità) possa cambiare le persone e metterle di fronte a scelte complicate. Proprio come le rose che non si curano delle tempeste e delle intemperie, anche noi possiamo superare le difficoltà, modificare il nostro percorso, migliorare. Anche noi, come Maverick, meritiamo una chance e abbiamo il diritto di dare una seconda occasione a noi stessi. Basta solo un po’ di autostima in più e un signor Wyatt che ce lo ricordi.

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