Come tradurre un titolo senza scontentare nessuno

Scritto da:
Redazione BookToBook
30 Nov 2020

I ragazzi, forse per la loro dimestichezza con le lingue straniere e con la rete, sono spesso molto critici rispetto alle traduzioni scelte per libri di cui conoscevano prima la versione originale.

Anni e anni di esempi e tentativi sbagliati hanno insegnato qualcosa?

C’è un modo giusto per tradurre un titolo?

Lo abbiamo chiesto a Camilla Boneschi, editor YoungAdult Rizzoli.

Tradurre è un po’ come tradire?

il testo che segue è stato scritto da Camilla Boneschi

Chi ama leggere si è probabilmente trovato più di una volta a riflettere sbigottito sull’incomprensibile, inconcepibile traduzione di un titolo. Oggi più che mai, nell’era in cui tutto è a portata di poche lettere digitate su una tastiera – compresa la traduzione da lingue prima ritenute alla stregua di geroglifici – è accessibile a tutti la conoscenza un tempo esclusiva dei segreti delle titolazioni originali.

E così, alla stessa maniera in cui in tanti abbiamo inveito allo schermo quando abbiamo visto il titolo Se mi lasci ti cancello (come, come, come è stato possibile passare a questo da The Eternal Sunshine Of The Spotless Mind), accusiamo di leggerezza (“bella eh, ma non è mica una traduzione fedele”) i responsabili di traduzioni come Dieci piccoli indiani – And Then There Were Nine; Il buio oltre la siepe – To Kill A Mockingbird; la transizione da The Catcher In The Rye a Il giovane Holden lo perdoniamo solo perché si scomodò Calvino a spiegare cosa stava dietro a questa scelta nella prima edizione Einaudi.

Si scherza, naturalmente.

La letteratura è piena di casi di titoli tradotti (più o meno) letteralmente, salvati (ovvero lasciati come l’originale) o traditi, con soluzioni che sono rimaste, nel bene e nel male, nella storia dell’editoria.

Come tradurre un titolo senza scontentare nessuno: i traditi

Si potrebbero riempire pagine e pagine di esempi. La cosa che accade più spesso, davanti a un titolo, è che si ritenga necessario tradurlo.

Il caso più frequente è che l’originale presenti un gioco di parole o un riferimento alla cultura del libro d’origine troppo macchinoso da adattare, una sfumatura che rende l’originale geniale che diventa triste nel tentativo di trasporla.

Ad esempio, l’ultimo romanzo di Meg Rosoff, in inglese The Great Godden, gioca sul fatto che il narratore è di genere indefinito e fa riferimento al ben più famoso titolo The Great Gatsby. Ma l’italiano era davvero ostile nel combinare queste due cose insieme e così il romanzo è diventato Un attimo perfetto.

Un attimo perfetto

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Non sempre il cambiamento è così radicale, e a volte è semplicemente una questione di suono e gusto.

Uno degli ultimi fantasy usciti, Ragazzi della tempesta nasce come Seasons Of The Storm.

Ragazzi della tempesta

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Non sarebbe stato impossibile tradurlo Stagioni della tempesta, ma dopo averne parlato a lungo, consultato la redazione, meditato per mesi, fatto agguati a persone che non sapevano nulla del romanzo, la decisione è stata quella di caratterizzare il titolo con la parola “ragazzi” e abbandonare almeno in parte la questione metereologica.

Traditi famosi: La svastica sul sole (The Man In The High Castle), Furore (Grapes Of Wrath), Il giovane Holden (The Catcher In The Rye), Il buio oltre la siepe (To Kill A Mockingbird).

 

Come tradurre un titolo senza scontentare nessuno: i tradotti

Ma non è sempre così dura.

A volte la fortuna fa l’occhiolino a una redazione e piovono dal cielo titoli che si adattano perfettamente a una traduzione letterale in italiano. Ad esempio I’ll Give You The Sun è semplicemente diventato Ti darò il sole ed è stato facile trasformare Our Chemical Hearts  in I nostri cuori chimici. Succede, davvero troppo poco spesso, ma succede!

I nostri cuori chimici

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Più frequentemente, abbiamo una traduzione che resta vicina all’originale, ma purtroppo, qualche sfumatura viene comunque a perdersi.

Penso a Colpa delle stelle (The Fault In Our Stars) o a Cercando Alaska (Looking For Alaska), simili ma non uguali.

Colpa delle stelle

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Ma cercando l’Alaska, per quanto in milanese sarebbe suonato comprensibile, al resto dell’Italia l’uso dell’articolo davanti al nome proprio di persona avrebbe fatto rabbrividire. E il gioco dell’originale si perde.

Children of Blood And Bones è diventato Figli di sangue e ossa. Di nuovo, simile ma non uguale, rende però l’idea più di quanto avrebbero potuto farlo le parole “bambini” o “ragazzi”.

Figli di sangue e ossa

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Tradotti famosi: Guerra e Pace, Alla ricerca del tempo perduto (più o meno, perché sarebbe La ricerca ma diamolo per buono), Cent’anni di solitudine.

 

Come tradurre un titolo senza scontentare nessuno: i salvati

Ed ecco che la fortuna si fa ancora meno timida e sorride quando un titolo può camminare sulle sue gambe d’origine e rimanere non tradotto.

Si gioca allora spesso con un sottotitolo.

Quando poi il titolo è il nome di un protagonista, volano i brindisi (pensate la gioia nel cimentarsi con Eragon a confronto del romanzo dello stesso autore The Fork The Witch and The Worm, che sì, significa davvero “il verme”).

A volte è una scelta, altre volte è inevitabile, come ad esempio nei libri di Angie Thomas, dedicati alla vita nei ghetti afroamericani delle città statunitensi.

Prendete The Hate U Give: il titolo del libro cita una famosissima canzone del rapper Tupac Shakur, una feroce invettiva contro la società americana, il razzismo, la diseguaglianza sociale.

Negli Stati Uniti non troverete una persona che non capisca il rimando a T.H.U.G. L.I.F.E. (The Hate U Give Little Infants Fucks Everybody – nonché gioco di parole in inglese con le parole Tough Life).

In Italia è forse meno noto, ma perdere questo riferimento sembrerebbe quantomeno ingiusto.

Così per On the Come Up, secondo libro dell’autrice dedicato all’Hip Hop, la scelta è stata quella di non tradurre la frase che ricorre nel libro come ritornello della canzone della protagonista. E il prossimo? Vedrete!

On the come up

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Una curiosità: nella storia dei libri a volte è capitato che un titolo originariamente tradotto venisse riportato al suo originale, per una scelta di gusto o per circostanze esterne.

Un esempio su tutti è The Shining, originariamente presentato al pubblico italiano come Una splendida festa di morte (nell’edizione del 1978) ma poi riportato alla sua versione americana dopo il successo del film di Kubrik.

Salvati famosi: Fight Club, The Shining, the 100, Moby Dick.

La verità è che quasi sempre il dubbio rimane, le notti insonni ci tormentano prima e dopo aver mandato in stampa un libro.

E così rimane anche irrisolto il dubbio di partenza: esiste un modo giusto per approciarsi a un titolo da tradurre?

Forse no.

Forse ci sono solo tante ore di riflessione, tentativi, gusto, ore di lavoro e, talvolta, un pizzico di fortuna.

Per approfondire