L’indagine di Snyder nella storia ucraina, russa ed europea per capire il presente

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Redazione BookToBook
10 Mar 2022

La storia non si ripete, ma insegna. È una delle riflessioni a cui ci porta coi suoi libri, illuminanti come non mai di questi tempi, Timothy Snyder, storico, accademico e saggista tradotto in oltre quaranta lingue. Di quelle europee, Snyder ne parla cinque e ne comprende una decina. Sulla storia d’Europa e sulla storia dell’Ucraina ha scritto svariati saggi e dunque non è un caso se, in questi giorni dannati di guerra nel cuore del Vecchio continente, molti tra giornalisti, osservatori, analisti o più semplicemente tra chi lo segue sul suo account Twitter, si rivolgono a lui per capire le ragioni di un conflitto bellico e di una tragedia umanitaria che dai confini europei sta scuotendo il mondo.

Snyder mostra come dalla Russia di Putin l’autoritarismo si sia diffuso in Europa e in America

Titolare della cattedra dedicata a Richard C. Levin presso il dipartimento di Storia della Yale University, componente del think tank statunitense Council on Foreign Relations e membro permanente dell’Istituto di scienze umane di Vienna, con la sua opera e il suo lavoro Timothy Snyder ci esorta a scavare nel passato se davvero vogliamo comprendere appieno il presente (e se vogliamo pure sfatare miti, propaganda politica, fake news): «Se desideriamo una descrizione più oggettiva del bene e del male, dovremo ridare vita alla storia».

Nel saggio La paura e la ragione. Il collasso della democrazia in Russia, Europa e America, pubblicato in Italia da Rizzoli nel 2018, Snyder scava nella storia russa, ucraina, europea e americana per definire i problemi politici del presente; mostra come dalla Russia di Putin l’autoritarismo si sia diffuso in Europa e in America, anche attraverso le fake news, con bot e troll pilotati da Mosca per influenzare le opinioni pubbliche facendo leva sul malessere serpeggiante in una società disillusa dall’economia in crisi. Dall’invasione dell’Ucraina all’annessione della Crimea, dalla Brexit alla manipolazione delle elezioni americane ai bombardamenti in Siria, Snyder ripercorre i principali eventi che in questi decenni hanno condotto allo stallo delle democrazie.

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«Quando l’Ucraina si è avvicinata all’UE, la Russia ha invaso il Paese e nel 2014 ha annesso una parte del suo territorio. Nel 2015 aveva ormai esteso una straordinaria campagna di guerra cibernetica oltre i confini ucraini, fino all’Europa e agli Stati Uniti, con l’aiuto di numerosi europei e americani. Nel 2016 i britannici hanno votato a favore dell’uscita dall’UE, come Mosca si augurava da tempo, e gli americani hanno eletto Donald Trump alla presidenza, un risultato che i russi si erano adoperati per raggiungere», scrive Snyder.

«Il XX secolo era bell’e finito, le sue lezioni erano rimaste inascoltate. In Russia, in Europa e in America si stava delineando una nuova forma di politica, una nuova mancanza di libertà che si addiceva a una nuova epoca.»

Le fonti da cui ha attinto Snyder erano russe, ucraini, polacche, tedesche, francesi e inglesi. Per raccogliere le informazioni, lo storico ha letto e guardato i media russi, ucraini, europei e americani, ha viaggiato in molti dei luoghi interessati e confrontato i resoconti degli eventi con le sue esperienze e quelle di suoi conoscenti. Ciascun capitolo si concentra su un determinato evento e su un determinato anno: il ritorno del pensiero totalitario (2011); il crollo della politica democratica in Russia (2012); l’attacco russo all’Unione Europea (2013); la rivoluzione in Ucraina e la successiva invasione russa (2014); la diffusione della fiction politica in Russia, in Europa e in America (2015); l’elezione di Donald Trump (2016).

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Il libro è un tentativo, spiega Snyder, di «comprendere una serie di eventi collegati nella storia mondiale contemporanea, dalla Russia agli Stati Uniti, in un periodo in cui la fattualità stessa è stata messa in discussione. L’invasione russa dell’Ucraina nel 2014 è stata un test di realtà per l’Unione Europea e per gli Stati Uniti. Molti europei e americani hanno trovato più facile seguire i fantasmi della propaganda russa che difendere l’ordine legale. Hanno perso tempo chiedendosi se avesse avuto luogo un’invasione, se l’Ucraina fosse un Paese e se in qualche modo meritasse di essere invasa. Ciò ha rivelato una marcata vulnerabilità che la Russia non ha tardato a sfruttare nell’UE e negli USA.»

Insignito di numerosi premi e riconoscimenti, compresi l’Emerson Prize in the Humanities, il Literature Award of the American Academy of Arts and Letters e l’Hannah Arendt Prize for Political Thought, Snyder ha pubblicato diversi saggi in Italia, tra cui Il principe Rosso, Terre di sangue. L’Europa nella morsa di Hitler e Stalin, Terra nera. L’Olocausto fra storia e presente.

In Venti lezioni. Per salvare la democrazia dalle malattie della politica, il professore della Yale University analizza il XX secolo e i principali accadimenti e protagonisti delle due Guerre mondiali, per trarne insegnamenti e per esortare noi cittadini del mondo a stare all’erta contro ogni forma (soprattutto subdola e latente), di autoritarismo e totalitarismo.

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La storia insegna, suggerisce Snyder, che la tirannia più insidiosa non è quella che s’impone con la violenza, per mezzo di un repentino colpo di Stato, ma quella che acquista potere attraverso una serie di cedimenti progressivi da parte dei cittadini.

«Fino a poco tempo fa, eravamo convinti che il futuro non avrebbe riservato niente di nuovo ma avrebbe solo confermato il presente. I traumi del fascismo, del nazismo e del comunismo sembravano distanti e sempre meno rilevanti», scrive Timothy Snyder. «Dopo la fine del comunismo nell’Europa dell’Est, tra 1989 e 1991, ci siamo imbevuti del mito della “fine della storia”. E, nel farlo, abbiamo abbassato le difese, posto un freno all’immaginazione e aperto la strada proprio al genere di regimi che – dicevamo a noi stessi – non sarebbero ritornati mai più».

La storia d’Europa del Novecento ci dimostra «che le società possono spaccarsi, le democrazie cadere, l’etica subire un tracollo e gli uomini normali trovarsi sul ciglio di una fossa comune con la pistola in mano. Oggi capirne il perché ci sarebbe molto utile.»

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