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05 . 09 . 2015

Questo libro non s’ha da fare: Carrie, di Stephen King

Quella volta che un editore disse no a Stephen King

lettera di rifiuto

A volte lapidarie, altre impietose: sono le lettere di rifiuto ai manoscritti dei capolavori della letteratura mondiale (come Moby Dick, Lolita o La campana di vetro per citarne qualcuno), che non sempre sono stati accolti bene dagli editori. Leggerle con il senno di poi e immaginarsi le reazioni di chi li ha avuti tra le mani lasciandoseli sfuggire può essere un esercizio divertente!

«Non siamo interessati alla fantascienza distopica. Non vende.»

Il libro che passò da 13 mila copie a un milione in un solo anno (senza menzionare qui il successo che ebbe in seguito, a partire dal 1974) ricevette più di trenta lettere di rifiuto. E molte, forse, contenevano motivazioni approssimative come questa.

Insomma, la storia di Carrie, la ragazzina dai poteri telecinetici che pianificò una vendetta epica verso chi la prendeva in giro, sembrava non voler uscire allo scoperto. L’insicurezza di King, infatti, l’aveva già fatta finire nel cestino della carta e se non fosse stato per sua moglie Tabitha, ora forse non esisterebbe.

Ci si mise anche il destino. Infatti, quando finalmente un editore – Doubleday – decise di pubblicare il manoscritto, cercò di contattare King telefonicamente. Ma nel 1974 Stephen King non era che un semplice professore di inglese alla high school e, per contenere le spese, aveva staccato la linea telefonica di casa. Quindi, l’editore Bill Thompson gli inviò un telegramma: «Carrie Officially A Doubleday Book. $2,500 Advance Against Royalties. Congrats, Kid – The Future Lies Ahead, Bill». Ebbe così la risposta che si meritava.

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Redazione BookToBook

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