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La diversità spiegata ai più piccoli

La diversità, insieme ai cambiamenti climatici, è sicuramente uno dei temi caldi del finire di questi anni ’10.

Nel tempo il concetto di diversità si è allargato sempre di più diventando un contenitore pronto ad accogliere tutto ciò che è altro da noi, all’infuori di quello che la narrazione comune definisce “normale”.

Diversi erano considerati coloro che nel 1969 si spostavano più o meno da ogni angolo d’America per partecipare alla tre giorni di pace e musica di Woodstock, diversi erano coloro i quali avevano la pelle di un altro colore, diverso può essere un bambino che porta gli occhiali in un mondo in cui gli “occhialuti” vengono mal visti e diverso è anche chi si innamora di qualcuno del proprio sesso e non di quello opposto.

Tematiche grandi, tematiche adulte… ma come si fa a spiegare la diversità ai bambini?

La diversità è una cosa comune

Ci prova John Boyne a spiegare la diversità ai più piccoli.

Se il nome ti questo autore ti dice qualcosa è perché sicuramente ti sarà capitato di imbatterti in uno dei suoi più clamorosi bestseller internazionali degli ultimi anni, Il bambino con il pigiama a righe (Rizzoli 2006), divenuto poi un film di Mark Herman.

Dopo aver raccontato al mondo intero quali potevano essere le diversità che separavano i due bambini dal filo spinato, Boyne torna sul tema con una domanda tanto semplice quanto spiazzante: cosa faresti se un giorno tuo fratello maggiore, il tuo idolo, la tua roccia, annunciasse di non chiamarsi più Jason ma Jessica? Di essere una ragazza e di essersi sempre sentita tale?

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«Guarda che non è Jason solo perché lo dici tu. Se io mi mettessi a dire che tu sei un vaso da fiori, questo non farebbe di te un vaso da fiori!?»

È quello che succede a Sam, tredici anni, proprio quando l’adolescenza comincia a bussare alla porta, tra nuove amicizie e possibili amori.

Il mondo per Sam si capovolge di colpo: non solo il fratello non è più lo stesso, quel fratello così popolare con le ragazze e così bravo a calcio, ma neanche i suoi genitori sono le persone aperte e tolleranti che lui ha sempre creduto di conoscere.

Ma anche Sam non è estraneo alla diversità, dislessico sin da piccolissimo e con qualche difficoltà alla nascita.

John Boyne racconta il bisogno di diversità

Sam imparerà che la diversità è qualcosa che parte dal punto di osservazione e che “diverso” non porta necessariamente con sé accezioni negative.

Boyne ha dichiarato:

«Mi interessava raccontare le difficoltà di un ragazzo alle prese con questioni di genere e di sessualità vissute non in prima persona ma attraverso l’esperienza di una persona amata»

e con questo romanzo, probabilmente si è superato.

Un romanzo scritto con grande sensibilità, di cui c’era sicuramente bisogno.