Storia di un ragazzino con la passione per la musica che voleva fare il fotografo

Scritto da:
Redazione BookToBook
24 Nov 2020

QUEEN. Gli storici scatti di Neal Preston non è soltanto la raccolta ufficiale delle fotografie, per lo più inedite, nell’anno che celebra il cinquantesimo anniversario dalla fondazione della band.

È una storia che racconta, come mai prima d’ora, l’ascesa al successo di una leggenda della musica negli scatti di uno tra i più grandi fotografi rock.

Queen. Gli storici scatti di Neal Preston

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«Molte fotografie in questo libro non sono mai state pubblicate e, da fan», scrive Neal Preston nel volume edito da Rizzoli Lizard, «trovo che siano un tesoro inestimabile e una fortunata riscoperta. Fanno parte dei miei lavori migliori. Questi scatti mi hanno permesso di conoscere Freddie, Roger, John e Brian in modo diverso rispetto agli altri, perché li guardavo attraverso la fotocamera, che non mente mai».

[Nella foto, da sinistra Freddie Mercury, Roger Taylor, Brian May e John Deacon nel 1978; sullo sfondo, il Brittania, aereo a quattro motori usato in tour]

Intervallato dai ricordi di Preston, attraverso più di trecento immagini selezionate con l’aiuto del chitarrista Brian May e del batterista Roger Taylor, il libro ripercorre i tour più importanti dei Queen: dal News of the World Tour in Nord America nel 1977 al South America Bites the Dust Tour e al Gluttons for Punishment Tour in Sud America nel 1981 – «il Sud America non aveva mai assistito a niente di paragonabile» – fino al Live Aid nel 1985 e al Magic Tour in Europa nel 1986, l’ultimo tour di Freddie Mercury con la band prima di morire, a quarantacinque anni, il 24 novembre del 1991.

 

«Freddie era, come potrete immaginare, il mio soggetto preferito. Era sempre contento di avermi intorno e mi resi subito conto che gli piaceva proprio essere Freddie Mercury, sia sul palco che fuori. Non mi ha mai chiesto di mettere via la fotocamera e, anzi, sembrava proprio felice che fossi lì a documentare tutto quello che accadeva in ogni momento. Mi diede un soprannome molto alla Queen, “Linda Lens”, come una medaglia d’onore per farmi sentire perfettamente integrato nel gruppo».

Le foto dei Queen nella loro spettacolare vita di tutti i giorni

Una dopo l’altra, lungo trecento pagine dal grande formato, a colori e in bianco e nero, le fotografie ritraggono i Queen nella loro spettacolare vita di tutti i giorni: sul palco e dietro le quinte, durante i soundcheck, le interviste, le feste, insieme a Andy Warhol e alla principessa Diana, con Diego Armando Maradona e Olivia Newton-John, a Disney World e nel negozio di dischi Crazy Eddie a New York City, al Morumbi Stadium di San Paolo e di fronte a una marea di fan.

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«Non avevo mai visto delle persone lavorare così tanto in tour. Come fotografo», racconta Neal Preston, «non avrei potuto chiedere di meglio. L’attenzione ai dettagli della produzione dei tour dal ’77 al ’86 crebbe in modo esponenziale: più imponenti erano gli effetti visivi, meglio era. Anno dopo anno aggiunsero sempre più impianti di illuminazione, con palchi sempre più grandi. Era un tripudio di fulmini e saette. Mi sentivo un bambino nel suo negozio di caramelle preferito, come testimoniano molte delle fotografie presenti in questo libro».

[Nella foto, il chitarrista Brian May]
«Neal sapeva catturare la vera essenza dei Queen prima, durante e dopo i formidabili concerti in giro per il mondo», dice Brian May. «E lo faceva dal vivo, spesso rischiando l’osso del collo, mentre noi iniziavamo la nostra lenta e inesorabile scalata verso il successo».

Uno dei momenti più importanti della storia dei Queen fu il Live Aid al Wembley Stadium nel 1985. «Ero in Inghilterra da un paio di settimane per lavorare al Born in the USA Tour di Bruce Springsteen quando venne annunciato il Live Aid», ricorda Preston, l’unico fotografo ad avere accesso al palco durante la loro esibizione, che seppur breve bastò a catturare l’attenzione del mondo intero, consacrandoli come la più grande rock band del secolo.

Tra gli scatti fatti da Preston durante lo show, ce ne fu uno destinato a diventare tra i più famosi e indimenticabili della storia della musica: Freddie Mercury al centro dell’inquadratura, inginocchiato all’indietro, di fronte alla folla sullo sfondo.

 

«Sono molto orgoglioso di quella fotografia», dice Neil. «Come ogni grande fotografia, vivrà per sempre».

Un’esplosione di movimento e di sensazioni intense

Come le immagini del pluripremiato Bohemian Rhapsody, il film vincitore di quattro Oscar diretto da Bryan Singer, anche quelle di QUEEN. Gli storici scatti di Neal Preston sono ognuna un momento emozionante per chi ama la musica e i Queen, sono un’esplosione di movimento e di sensazioni intense, perché «ognuna racconta una storia», come ha scritto Roger Taylor.

«Passare così tanto tempo al fianco dei Queen mi ha insegnato qualcosa di estremamente importante: si può sempre dare di più».

E se a dirlo è un fotografo famosissimo che iniziò a scattare foto a sedici anni e che ben presto si ritrovò a collaborare coi più grandi musicisti dell’ultimo secolo – Led Zeppelin, Who, Bruce Springsteen, Fleetwood Mac, Michael Jackson e Whitney Houston – c’è da credergli. «Tutte le band con cui ho lavorato hanno una cosa in comune: alla fine di ogni concerto non sono mai soddisfatte». Notte dopo notte «dentro di me si faceva strada la consapevolezza di dover pretendere sempre di più da me stesso, di dare sempre il meglio, e di non prendere mai sottogamba il mio lavoro».

[Nella foto, Freddie Mercury con il batterista Roger Taylor]
Un lavoro eccezionale, attento, senza tregua, senza mai posare la macchina fotografica per catturare nell’obiettivo ogni dettaglio della personalità dei musicisti e delle peculiarità della band. «Per tutti loro, i tour erano qualcosa di estremamente serio e lo spettacolo doveva essere perfetto sotto ogni aspetto».

«Penso che Freddie sarebbe molto orgoglioso di questo libro»

conclude l’autore. Forse perché QUEEN. Gli storici scatti di Neal Preston è anche la storia di un ragazzino con la passione per la musica che sognava di fare il fotografo e che ce l’ha fatta. Una storia esemplare che potremmo raccontare ai nostri ragazzi, a tutti quanti, a chi sogna di tirare calci a un pallone o di vincere il Nobel per la chimica.

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