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Finale Campiello 2016: Le regole del fuoco, Elisabetta Rasy

«La storia di Eugenia e Maria Rosa si legge con l’attenzione e l’emozione di quando, da bambini, in casa si sentono le voci e le confidenze delle donne adulte farsi all’improvviso più sommesse, più assorte, più vere. È anche per l’antico rito del racconto tra donne che “le storie di guerra non finiscono mai”»: ecco come su Il Foglio si parla di Le regole del fuoco di Elisabetta Rasy, in finale per il Premio Campiello 2016.

In una recensione su La Stampa Lorenzo Mondo dice:

«Mi sono ricordato, leggendo questo libro, di un romanzo che passa per essere il capolavoro di Ernest Hemingway, Addio alle armi. E magari anche Elisabetta Rasy se ne è ricordata. Mi riferisco appena ai dati elementari: stessa guerra e analogo scenario geografico. Ed anche là c’è la storia di un amore, sia pure meno complicato: quello tra il tenente americano Henry, controfigura dell’autore, e la crocerossina Catherine Barkley. E’ comune ai due romanzi il miracolo di un sentimento delicato, assoluto, che ha saputo fiorire in circostanze così avverse; ed entrambi hanno una conclusione drammatica. Ma Elisabetta Rasy intende raccontare la storia, impensabile per Hemingway, di una emancipazione femminile duramente conquistata. Maria Rosa lascerà Napoli e l’inamabile famiglia.»

Le regole del fuoco comincia nella primavera di un anno terribile, il 1917, quando Maria Rosa Radice a poco più di vent’anni lascia gli agi della sua casa a Napoli. Scappa da sua madre, dal salotto aristocratico che fino ad allora è stato il suo unico, soffocante orizzonte. La destinazione è la sola possibile per una donna non sposata e in fuga: il fronte. L’impatto della guerra è brutale. In un piccolo ospedale sul Carso cura centinaia di feriti, li vede soffrire e morire. Ma c’è una luce nelle sue giornate, una scintilla di cui si accorge poco a poco. È la sua silenziosa compagna di stanza Eugenia Alferro, una provinciale del Nord che sogna di diventare medico.

Da qui parte un romanzo vibrante, che appassiona e scuote: Elisabetta Rasy racconta la guerra dalla prospettiva misconosciuta delle donne al fronte. Ritraendo un’intimità limpida ma circondata dalle tenebre, ci mostra come l’amore non abbia mai avuto confini, perché i sentimenti esplodono sempre senza chiederci il permesso.

Per approfondire

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