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Mascolinità tossica – 10 risposte alla frase “comportati da uomo”

Ultimamente si sente molto parlare di mascolinità tossica ma ti sei mai chiesto cosa significa di preciso?

Fughiamo subito un dubbio: non ha nulla a che fare con la mascolinità tout court e chiunque parli di mascolinità tossica non vuole, in alcun modo e maniera, eliminare la mascolinità. Questa è semplicemente una falsa argomentazione.

In poche parole, la mascolinità tossica è quell’insieme di attitudini costruite socialmente che descrivono il ruolo di genere mascolino come violento, non emotivo, sessualmente aggressivo, e così via.

Una mascolinità che esca da questi schemi è possibile?

Abbiamo chiesto a Irene Facheris, in libreria con Parità in pillole.

La mascolinità tossica non è un problema solo dell’Italia

Il testo che segue è stato scritto da Irene Facheris

In inglese c’è un’espressione linguistica che trovo molto triste, utilizzata per dire alle persone di tirare fuori il coraggio e smetterla di lamentarsi: man up, comportati da uomo.

La trovo triste per due ragioni: anzitutto perché viene ripetuta costantemente agli uomini, a partire da quando sono bambini, impedendogli di fatto di esplorare il “parco emozioni” che dovrebbe essere a disposizione di ogni essere umano (la tristezza, la debolezza, la sconfitta); e poi perché ogni tanto viene detto anche alle donne, passando quindi indirettamente il messaggio che quelli forti, quelli che ce la fanno, sono gli uomini. Quindi comportati come se fossi un uomo anche tu e riuscirai nella vita.

Kyle Guante Tran Myhre è un poeta, educatore e attivista di Minneapolis che nei suoi lavori esplora la relazione fra identità, potere e resistenza.

Propone riflessioni nelle poetry slam, gare di poesia dove questa viene spesso utilizzata per introdurre argomenti attuali e complessi, come può esserlo la mascolinità tossica. Assieme a Tony the Scribe (rapper, produttore e scrittore di Minneapolis) tiene il podcast What’s Good, Man?, che parla di uomini, mascolinità e cultura.

Guante ha scritto una poesia: 10 risposte alla frase «Comportati da uomo», che nel 2017 Elisa Sanguineti ha tradotto e Bossy ha pubblicato in un articolo che trovate di seguito.

La mascolinità tossica sconfitta dalla poetry slam

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Uno: Vaffanculo.

Due: Se hai intenzione di mettere in discussione la mia mascolinità come se fossimo in cerchio nel cortile della scuola a insultarci, come se ci stessimo sfidando in un duello con delle spade laser in erezione, risparmia il fiato. Perché contrariamente a quanto tu possa credere, non tutti i problemi possono essere risolti “tirando fuori le palle”. Non è facendo a cazzotti che uscirai dalla depressione chimica. All’amministratore delegato che ti ha appena licenziato non importa niente di quanto sollevi di panca, e stai pur certo che nell’universo non esiste birra chiara che sia abbastanza corposa da farti amare te stesso.

Tre: Oh, «Comportati da uomo», sì, giusto, lo dice quel nuovo supereroe, vero? Quel commerciante di buone maniere che vende integratori, quel Mark Manstrong che pronuncia la formula magica «Comportati da uomo» e si trasforma nella barba ispida post rasatura; quel Superman muscolosissimo, con la voce profonda, che indossa quell’impermeabile di pelle e che difende il mondo da… Non so, i sentimenti.

Quattro: Ma certo. Perché lottare per liberarci delle nostre catene, quando potremmo semplicemente confrontarne la lunghezza? Perché uscire dalla gabbia, quando la gabbia è piena di adesivi fichissimi a forma di fiamma? Noi uomini siamo sigarette. Pericolosi… velenosi e stupidi.

Cinque: Hai mai notato che nessuno dice: «Comportati da donna»? Lo danno per scontato. Perché le donne e il movimento femminile hanno capito da un bel pezzo che farsi comandare direttamente ed esplicitamente da pubblicità, riviste e musica è disumanizzante. Quando lo capiranno gli uomini?

Sei: La frase: «Comportati da uomo» implica che la competenza e la perseveranza siano caratteristiche esclusivamente maschili; che le donne – per non parlare degli uomini che non mangiano bistecche, non guidano macchinoni giganti e non fanno del gran sesso con le donne – non siano niente. Niente più che personaggi secondari, spunti umoristici, arredi scenici; ma soprattutto implica che essere te stesso, sia che tu indossi dei jeans aderenti, o che ti metta un filo di eyeliner, o beva una birra chiara di un diverso marchio, o scriva poesie, ti costerà caro.

Sette: Quindi quanti ragazzi dovranno suicidarsi prima che il Paese prenda atto del problema? Quante donne dovranno essere vittime di molestie? Quante persone trans dovranno essere assassinate? Insegniamo ai ragazzi come indossare i panni di un uomo, ma insegniamo loro anche come sventolare quei panni come una bandiera, e come ferire in suo nome.

Otto: I bambini ricevono calzini azzurri. Le bambine li ricevono rosa. E il viola? E l’arancione? E il verde? E il ceruleo? Il nero, la fantasia, i quadrettoni, l’arcobaleno? Io…

Nove: …voglio essere libero di esprimermi. Comportati da uomo. Voglio avere un rapporto emotivo e significativo con i miei fratelli. Comportati da uomo. Voglio essere debole qualche volta. Comportati da uomo. Voglio essere forte, ma senza dare l’idea di potere fisico o dominio. Comportati da uomo.

Voglio parlare con mio figlio di qualcosa che non sia lo sport. Comportati da uomo. Voglio essere me stesso. Comportati da uomo.

Dieci: No.