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		<title>BookToBook Magazine - il Blog di Rizzoli Libri - RSS Feed</title>
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		<description>Dove le passioni diventano storie.  Spunti, idee e suggestioni dai libri, dagli autori e dai lettori. Classifiche, interviste, percorsi di lettura, video</description>
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					<title>Chi è Roberto Palpacelli, “il più forte di tutti”</title>
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					<pubDate>Tue, 19 Mar 2019 10:49:32 +0000</pubDate>
					<dc:creator>Moreno</dc:creator>
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					<description><![CDATA[<p>Poteva essere il più forte di tutti, invece Roberto Palpacelli è rimasto "solo" Il Palpa, il più grande talento mancato del tennis italiano.</p>
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					<content:encoded><![CDATA[Roberto Palpacelli è un nome che, probabilmente, se sei nato negli anni 2000 potrebbe suonarti sconosciuto.

Se però a metà anni ’80 eri un adolescente e avevi una passione sfrenata per il tennis, quello di Roberto Palpacelli è un nome che non sarà sicuramente passato inosservato
Qualcuno dice che sarei potuto diventare chissà chi e, a quest’ora, poteri davvero godermi la vita, dopo una carriera da professionista, tanti aneddoti da raccontare e, chi losa, il ricordo di un match giocato a Wimbledon, o di una partita al Foro Italico col pubblico dei bei tempi, quello che si infuocava per le imprese dei giocatori italiani. La verità è che quel mondo non mi è mai appartenuto. Io ero altrove, vicino ma lontanissimo, giocavo lo stesso sport ma ero da un’altra parte, con la testa e con il cuore. Se ho incrociato il passo, una volta o due, con il tennis vero, è stato poco più che un caso. Ecco perché non ho rimpianti.
Scrive così di se stesso Roberto Palpacelli nella sua autobiografia Il palpa – Il più forte di tutti [1]: nato a Pescara nel 1970 è stato uno dei più giovani tennisti italiani ad arrivare ai vertici della categoria B. Nel 1999 ha ottenuto il suo unico punto ATP, in doppio.

Vita, match e miracoli di Roberto Palpacelli, il più grande talento mancato del tennis italiano
Di storie di sportivi [2] ce ne sono moltissime ma quel che ha di incredibile la vita di Roberto Palpacelli riguarda tutto ciò che sarebbe potuto essere e non è stato: da Panatta a Bertolucci, da Canè a Nargiso tutti convengono su un solo fatto: Roberto Palpacelli sarebbe potuto diventare un fuoriclasse del tennis se non avesse consacrato la sua vita alle divinità pagane droga e alcol, per un’esistenza fatta, almeno in parte, di soli eccessi.
So di non essere un esempio. Non voglio esserlo: credo che, per un genitore, poche cose possano dare più dolore di un figlio che scivola nella fogna degli stupefacenti e dell’alcolismo. Penso anche, però, che una persona non possa essere ridotta ai suoi difetti e ai suoi errori. Ho sbagliato, ho vissuto di rendita sul mio talento. Ho voluto andare a duecento all’ora, come la palla di servizio che tiravo a sedici anni, ho scelto di fare il ribelle. Ne ho pagato le conseguenze.
Confessione, liberazione, anche dichiarazione di amore, senza compromessi e senza sconti, sfrenata come sono stati questi 49 anni tra dritti e rovesci, i rovesci anche di un’esistenza spremuta, sbattuta, stracciata, eppure appesa, sospesa, ripresa ogni volta con una smorzata, con una volée, con una biscia, il suo colpo preferito, poco ortodosso e sempre criticato.

Poteva essere il più forte di tutti [3], invece è rimasto il Palpa [4].

Senza alcun rimpianto.

[1] https://rizzoli.rizzolilibri.it/libri/il-palpa/
[2] https://www.rizzolilibri.it/percorsi/storie-di-sport/
[3] https://www.booktobook.it/libri/il-grande-sport-raccontato-in-5-libri/
[4] https://rizzoli.rizzolilibri.it/libri/il-palpa/]]></content:encoded>
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