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Dave Grohl, la rockstar di tutti

Anche Dave Grohl ha dovuto fare i conti con la pandemia.

«Nel marzo 2020, rendendomi conto che il mio lavoro quotidiano con i Foo Fighters sarebbe stato sospeso, ho aperto un profilo Instagram e ho deciso di concentrare tutta la mia energia creativa nello scrivere alcune delle mie storie, qualcosa che amo fare, ma che non ho mai avuto davvero il tempo per iniziare. Ho subito scoperto che la gratificazione che provavo ogni volta che pubblicavo una storia era la stessa che provo quando suono una canzone per un pubblico, quindi ho continuato a scrivere.»

E così si è messo a scrivere.

Non tantissimo, a dire la verità, ma quel poco che ha scritto è stato divertente e soprattutto all’insegna del rock’n’roll, dall’incontro con David Bowie a una jam con Prince.

«La risposta dei lettori è stata come un vero e proprio applauso in un’arena. Quindi ho fatto il punto di tutte le esperienze che ho avuto nella mia vita – incredibili, difficili, divertenti ed emozionanti – e ho deciso che era ora di metterle finalmente in parole.»

Così è nato The Storyteller – Storie di vita e di musica raccolta di ricordi di una vita vissuta ad alto volume.

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«Questo non vuol dire che smetterò di fare il lavoro che faccio» precisa subito Grohl «Ma scrivere mi permette di gettare un po’ di luce su cosa significhi essere un bambino di Springfield, Virginia, che cammina attraverso la vita vivendo i suoi sogni folli da giovane musicista, dall’andare in giro con gli Scream a 18 anni, al tempo passato nei Nirvana e nei Foo Fighters, o improvvisando con Iggy Pop, o suonando alla notte degli Oscar o ancora ballando con gli AC/DC e la Preservation Hall Jazz Band, o suonando la batteria per Tom Petty e incontrando Paul McCartney alla Royal Albert Hall, fino alle favole della buonanotte di Joan Jett e a un incontro casuale con Little Richard, volando dall’altra parte del mondo per una notte epica con le mie figlie… la lista potrebbe continuare. Non vedo l’ora di mettere a fuoco l’obiettivo attraverso il quale vedo questi ricordi per proporveli più nitidi»

Dave Grohl continua a essere “the nicest guy in rock”

Partiamo da una considerazione: Dave Grohl tutto quello che vuole lo ottiene. A partire dagli anni con gli Scream, primo di una serie di eventi che vedranno Grohl protagonista vincente di tutti i suoi sogni.

Questo non significa che ti troverai di fronte al racconto smargiasso di una rockstar che ce l’ha fatta o ancor peggio al classico motivazionale “se credi nei tuoi sogni prima o poi si avvereranno”.

Bisogna lavorarci ai propri sogni affinché si realizzino, bisogna saper stare sul momento, capire che la vita on the road è tanto bella da raccontare ma assai faticosa da vivere e che a volte, all’inizio ma anche nei momenti bui, può capitarti di trovarti solo in un furgone scassato ad aver fame, vomitarti addosso e non avere un soldo.

Ma va tutto bene, ci dice Grohl, si cade e ci si rialza.

Come quella volta in cui durante un concerto dei Foo Fighters a Göteborg prese male le misure del salto dal palco e cadde a terra rovinandosi una gamba. «vai avanti tu» fu l’unica cosa che disse al batterista Taylor Hawkins mentre si faceva portare in ospedale per sistemare la gamba per poi tornare sul palco, seduto.

Ci sono anche i Nirvana nel libro di Dave Grohl

E non poteva essere diversamente.

Grohl ti permettere di guardare Kurt Cobain da un’angolatura diversa, con un occhio più attento alla quotidianità dei primi tempi, al modo di scrivere musica, all’uso di droga, alla condivisione della casa a Olympia fino al momento sliding doors, ovvero quell’esibizione sul palco di Mtv di Smells Like Teen Spirit che trasformò i Nirvana dalla piccola band grunge di Seattle a patrimonio planetario condiviso.

«Man mano che il nostro mondo si espandeva, la frattura tra noi si allargava. I Nirvana erano tre persone distinte, ognuna con le proprie idiosincrasie e stravaganze. Eravamo responsabili del sound che creavamo con i nostri strumenti ma, fuori dalla musica, vivevamo ciascuno la propria vita, ed erano vite molto lontane tra loro».

Anche a volerlo sarebbe impossibile contare gli alti e bassi della vita di Dave Grohl che pure, in qualche maniera, riesce a rimodellare in favore di una superba capacità di raccontare e normalizzare la trasgressione come qualcosa che è stato e che è servito