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13 . 01 . 2020

Remain or Leave? Leave! Capire la Brexit attraverso i libri

brexit

Dal 2016 la parola “Brexit” è entrata nel vocabolario europeo. Non solo in quello istituzionale, politico, dell’attualità e dei media (che l’hanno effettivamente coniata), ma anche in quello più profondo, identitario ed emotivo, perché il referendum del 23 giugno di quell’anno ha segnato una svolta decisiva nella storia del Regno Unito e dell’Europa intera.

Dopo tre anni di dibattiti, discussioni, apparenti svolte, dietro front e l’avvicendarsi prima del governo di Theresa May e poi di Boris Johnson, la Brexit è adesso realtà.
E Boris Johnson, Leader Tory dal luglio scorso, ne è per l’appunto l’incarnazione.

Con la vittoria dei Tories del 12 dicembre 2019, la Brexit ha anche una “data di scadenza”: l’uscita del Regno Unito dall’Europa avverrà entro il 31 gennaio 2020 e dopo si darà avvio ai negoziati sui rapporti futuri tra UK e quella che è stata fino ad ora la sua Unione di appartenenza.
Un cambiamento epocale che avrà conseguenze politiche ed economiche che al momento sono state ipotizzate, messe sul tavolo come punti di un accordo in divenire. La Brexit stessa è un evento in trasformazione e sviluppo e per capire queste conseguenze, da cittadini europei, dobbiamo prima di tutto analizzare il fenomeno nelle sua varie sfaccettature.


Libri che parlano di Brexit… E non solo.

I libri possono aiutarci, come sempre, ad allargare le prospettive, a fare nostri gli orizzonti altrui.
Dietro l’evento Brexit ci sono considerazioni storiche, politiche e sociali che romanzieri e saggisti hanno colto e discusso nei loro testi.

Marco Varvello, giornalista e responsabile dell’ufficio di corrispondenza Rai per il Regno Unito, ha condensato le sue riflessioni sul tema in un libro intitolato Brexit Blues, un romanzo corale che racconta l’atmosfera di disagio che ha segnato e continua a segnare la vita quotidiana del Regno Unito. Ci sono confronti politici, battaglie tra condomini, triangoli finanziari e tante leggi (anche morali).
Un racconto ironico e grottesco in uno stile a metà tra il blues e il telegiornale, in bilico tra realtà e finzione e anche tra due mondi (l’autore ha doppio passaporto italiano e britannico), delle conseguenze di una scelta (l’ossessivo Remain or Leave?) che è stata presa da alcuni ma segnerà tutti.
Un libro che esprime un bisogno di stabilità e chiarezza da parte di un italiano-inglese che vive e comprende i bisogni di tanti. Per ricordarci che prima di essere cittadini di qualsiasi stato, siamo sempre persone.

Brexit Blues

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Se sappiamo cosa dicono i politici di oggi sulla Brexit, una domanda spontanea sorge: cosa ne avrebbe detto Winston Churchill?
Se lo chiede Carlo G. Gabardini nel suo Churchill, il vizio della democrazia, riflettendo sull’Europa attraverso un dialogo con un personaggio che del nostro continente è stato uno dei padri fondatori ideali, un uomo che al sogno europeo ha sempre creduto, scendendo in battaglia, parlando dalle tribune politiche o scrivendo al chiuso della propria stanza.

Gabardini a lui si appella nel tentativo di portare a tutti una riflessione sulla democrazia come “vizio” difficile da smettere (con buona pace di Churchill e di molti altri).
Un libro che è un’occasione per ricordarci che l’Europa, prima che di legislazione, è una questione di anima.
E se non lo ricordiamo può sicuramente rinfrescarci la memoria lui, il sanguigno Winston che avrebbe persino potuto fare il comico e che qui prende forma sulla pagina attraverso le parole, il ricordo, il sogno:

Winston Churchill sa spiegare alcune cose fondamentali, non complicatissime, che oggi non dice più
nessuno. Come un padre, come un nonno, come un maestro.
Lo fa mostrando anche tutti i suoi difetti ed errori, rivelandosi un uomo come noi, uno che si interroga, si rimbocca le maniche e agisce.  Ciò che lui rende di facile comprensione appare quasi più urgente e attuale oggi che non nei secoli scorsi, forse proprio perché ora non è rimasto più nessuno a spiegare. Credo che di questi tempi ci aiuterebbe parecchio.

 

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Ma quindi: cosa succederà dopo la Brexit?

Sicuramente l’Europa e la democrazia non saranno più le stesse, ci dice Antonello Guerrera nel suo volume Il popolo contro il popolo. Il corrispondente de La Repubblica da Londra, propone una storia della Brexit – dai sintomi iniziali e dalle prime mosse quasi casuali al caos totale delle fasi conclusive – narrata attraverso i suoi protagonisti e con l’ausilio di contenuti, interviste e retroscena esclusivi.
Con una prospettiva sistemica, l’autore collega l’evento alla più ampia ondata sovranista e autoritarista che sta attraversando il mondo intero, facendo leva sulla promessa di abbattere le élite al potere e porre fine alle sofferenze del popolo.

Questo perché la Brexit è un radicale esperimento per l’intero Occidente, e il Regno Unito è la sua cavia, seppur a volte sfugga la portata storica di questa profonda frattura nel mondo liberale. Questo non è dunque solo l’addio di Londra alle grigie istituzioni di Bruxelles, burlate da Boris Johnson da corrispondente per il Daily Telegraph dalla capitale belga. Questo è un colossale terremoto geopolitico che allargherà le crepe in Europa e nell’Occidente, come nei migliori auspici della Russia putiniana e del presidente americano Donald Trump, per cui l’Ue ha spesso azzoppato il suo «individualismo globale» e le strategie commerciali che persegue.

Copertina di: Il popolo contro il popolo

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Un po’ meno democrazia e un po’ più rabbia, dunque.
È quanto dice anche Pankaj Mishra, editorialista del New York Times che scrive anche per il Guardian, la London Review of Books e il New Yorker, nel suo volume L’età della rabbia.
In linea con quanto propone Guerrera, anche Mishra unisce i punti degli eventi storici contemporanei per trovare un filo rosso. Fatti in apparenza diversi e lontani come il successo elettorale di Donald Trump, il richiamo esercitato dallo Stato Islamico sui giovani di tanti paesi, la Brexit e la vittoria dei nazionalisti indù di Narendra Modi in India hanno una radice comune.

Si chiama ressentiment ed è una miscela esplosiva di rancore, odio, invidia, sentimenti di umiliazione e impotenza che, avvelenando la società civile e attentando alla libertà politica, fa della fase storica che stiamo vivendo “l’età della rabbia”, pericolosamente esposta alla demagogia e a nuove forme di autoritarismo e sciovinismo.

La Brexit è quindi un “come”: il “cosa” in realtà è più profondo e possiamo trovarne la fonte analizzando il pensiero di filosofi, scrittori e artisti del passato, da Rousseau a Marx, da D’Annunzio a Tocqueville.

L’età della rabbia

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Di popolo e rabbia si parla anche in Poverty Safari, il potente libro di Darren McGarvey, scrittore e rapper con il nome d’arte Loki che nel 2018 ha vinto l’Orwell Prize, uno dei più prestigiosi premi di letteratura politica.
Cresciuto a Pollok, un sobborgo di Glasgow, abbandonato ancora bambino da una madre alcolista, McGarvey ha respirato fin da subito la rabbia di chi vive sentendosi invisibile, patologicamente diffidente nei confronti delle autorità.

La sua storia è quella dei tanti che vivono nelle periferie delle nostre società, guardandole dai vetri scuri che li separano dal resto.
Come è possibile chiedere partecipazione se non c’è inclusione? Come è possibile incentivare la democrazia se non c’è uguaglianza?
Per rispondere a queste domande, e per suscitarne tante nuove, l’autore ci porta in giro nei sobborghi della sua città, tra palazzine che bruciano e giovani senza speranza. Uno scenario su cui anche la Brexit inciderà.

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Ma la Brexit non è solo un tema di attualità. Entra anche nella narrativa, nella finzione, risultando decisiva per i destini dei personaggi.
Uno dei maestri internazionali delle spy story, John Le Carré, nel suo ultimo romanzo La spia corre sul campo ci presenta Nat, una spia che odia la Brexit, Trump e il suo lavoro presso un’agenzia di stampa.
È tornato a Londra convinto di potersi riposare dopo quasi cinquant’anni di attività ma gli incarichi per lui non sono finiti.
A causa della crescente minaccia russa, l’agenzia gli chiede di prendere in mano il Rifugio, una defunta sottostazione del quartier generale di Londra popolata da un gruppo improbabile di spie.
Un libro che dimostra come Le Carré sappia rinnovarsi e attingere dal nostro tempo, dal tempo della Brexit, pur rimanendo entro il perimetro del genere che l’ha reso un fenomeno mondiale e che i suoi lettori amano venga sempre rispettato.

La spia corre sul campo

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Redazione BookToBook

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