Tour di Milano a piedi: il bandito Cavallero

Scritto da:
Redazione BookToBook
21 Giu 2021

Andrea Kerbacker ha camminato prima di scrivere, mentre scriveva. Il risultato è una piccola guida per tour di Milano a piedi, da ricalcare in solitaria o in compagnia, in notturna o di giorno.

Milano in 10 passeggiate è ricco di svolte, quelle a sinistra e a destra, come quelle della Storia antica o contemporanea.

C’è la Milano nascosta da lungo tempo, c’è quella recente che si sviluppa in verticale.

Tour di Milano a piedi: Delitti Espemplari

La passeggiata numero 5  ci porta tra Buonarroti e Pagano e ha inizio in Largo Zandonai, siamo nel settembre 1967 e protagonista è la banda Cavallero.

Milano in 10 passeggiate

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“Zona residenziale, molti palazzi allora di fresca costruzione, firma inconfondibile di Luigi Caccia Dominioni, architetto quasi ufficiale dei ceti abbienti della città. Gente che ha soldi e frequenta banche, come la filiale del Banco di Napoli situata lì, in largo Zandonai. È quello il bersaglio di quattro banditi diversi tra loro per estrazione: prima di tutti il grande capo, da cui la banda prende il nome – Pietro Cavallero. Non un bandito di professione, anzi. Un quarantenne torinese già impegnato in politica con il Partito comunista, che ha assoldato i suoi compagni tra partigiani e compagni di fede politica.

La banda aveva già raccolto una triste notorietà, ma nessuno sapeva chi fossero davvero.

“Torinesi incensurati, di un’efficienza esemplare: fino a quel giorno hanno rubato decine di milioni di lire in Piemonte e Lombardia, totalizzando ben diciassette rapine”.

“In quella giornata milanese la violenza assume connotati da film. Il copione è quello consueto: pochi minuti, e si esce dalla porta carichi di milioni. Ma questa volta un cassiere ha dato l’allarme: la fuga su una 1100 scura si rivela subito complicata. Inseguiti da polizia e carabinieri, mentre Rovoletto guida per le vie trafficate del pomeriggio a centotrenta all’ora, i quattro iniziano a sparare come in un cattivo film americano. Dodici chilometri di gimcane, quattro morti, una ventina di feriti, tra cui un bimbo, mio quasi coetaneo. Quando abbandonano la macchina a poca distanza dalla partenza, in corso Sempione, Rovoletto viene preso. Fine dell’anonimato e, in breve, cattura degli altri. Con l’eccezione di Lopez, verranno condannati all’ergastolo.

C’è una foto d’archivio che ritrae i curiosi davanti alla banca dopo gli eventi di quel giorno.
A questa storia Carlo Lizzani aha dedicato uno dei suoi film più noti, Banditi a Milano, con Volonté nei panni del capobanda.

La passeggiata continua.

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