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Walter Siti: identikit dello scrittore che racconta il mondo contemporaneo

Calma Walter, devi stare in campana, i vecchi fantasmi vogliono riacciuffarti…

 

Walter Siti nei suoi libri osserva, ci osserva e si osserva.
Muovendosi fluidamente tra scrittura, critica e insegnamento, è uno degli scrittori italiani che in assoluto riesce a raccontare con maggiore intensità il mondo contemporaneo, sintetizzandolo con sincera spietatezza.
I suoi libri ritraggono sentimenti, gesti, desideri, sogni, istantanee di un mondo dalle molte facce – sociale, mediatica, letteraria, intima – in cui realtà e rappresentazione si mescolano irreversibilmente come carte di mazzi diversi unite per fare uno stesso gioco. A questo sembra quasi chiamarci lo scrittore: ad aprire gli occhi, le orecchie e la mente, abbandonando le regole che conosciamo.


Dov’è la contemporaneità nella letteratura di Walter Siti?

La risposta è: praticamente in ogni pagina della sua opera.
Soprattutto nell’osservazione profonda e acuta del mondo circostante e dei suoi meccanismi, un’attitudine che potremmo efficacemente definire pasoliniana considerando il rapporto strettissimo tra lui e l’autore (Walter Siti è il curatore delle sue opere complete). Ma la ritroviamo anche nella tendenza alla contaminazione dei generi, dei registri e dei linguaggi.

Letteratura e critica si specchiano l’una nell’altra: i romanzi di Siti sono densi di riflessioni, con veri e propri casi di metaletteratura.
Ma anche l’autore e il personaggio dialogano costantemente. La prima persona di Walter Siti entra potentemente nelle storie con ruoli molteplici: narratore onnisciente, biografo, testimone, personaggio tra gli altri.

È quello che succede anche nel suo ultimo romanzo, La natura è innocente, dove l’autore parte proprio da sé per approdare alle due vite (quasi) vere che sono raccontate all’interno del libro.


La natura è innocente di Walter Siti: due vite che si intrecciano in un (quasi) romanzo-verità

“Se un romanzo ti cerca non puoi tirarti indietro”, racconta Walter Siti.
E qui ci sono due storie che l’hanno cercato – ognuna a suo modo – per essere raccontate. Sono quelle di Filippo Addamo e di Ruggero Freddi, alias Carlo Masi.
Diversissime, ma con un incipit simile, le due vite vengono raccontate con i toni della fiaba e della tragedia, mentre la voce dello scrittore Walter si unisce, in un ricco controcanto, a quelle dei due protagonisti e delle persone che fanno parte del racconto.

Filippo ha vent’anni quando, sorvegliato dall’ombra dell’Etna che sovrasta la sua Catania, uccide la madre fedifraga e così disperatamente amata, gesto estremo e vulcanico come il suo sentimento per lei.
Ruggero ne ha qualcuno in più quando in America, col nome d’arte Carlo Masi, inizia la sua carriera di pornoattore; tornato a Roma, incontrerà Giovanni del Drago, l’uomo che farà di lui una principessa.

Due esistenze che sono come un vulcano, simbolo e metafora naturale che torna costantemente non solo nella copertina di questo libro, ma tra le righe delle storie. Il vulcano rappresenta l’elemento emotivo e imprevedibile, il sentimento esplosivo, il dolore, il cambiamento che sgorga da un punto profondo e scorrendo cambia per sempre il paesaggio.

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All’inizio cercavo una storia vera e alla fine dell’estate me ne ritrovavo due, troppa grazia. Due colpi di fortuna consecutivi possono essere l’esca che mi farà cadere in trappola e forse dovrò pentirmene; e che cos’è poi una storia vera? Esiste il romanzo-verità? La verità ha a che fare con la scienza e la giurisprudenza, non con la letteratura né con la vita.

Nel confrontarsi faccia a faccia con due uomini, Filippo e Ruggero, e con la loro vicenda umana, Walter Siti propone una riflessione di più ampio respiro sull’innocenza della natura e su quella dell’uomo; problematizza i confini tra la letteratura e la vita (dove finisce una e dove inizia l’altra? è possibile un romanzo-verità?); propone un’analisi sociologica su una generazione, i giovani tra gli anni ’80 e ’90, per capire come abbiano reagito alle trasformazioni sociali, alla fine delle utopie e alla nascita di nuovi simboli.

Ancora una volta mette in gioco in primis se stesso, mostrandosi in una versione non filtrata e meno letteraria.
Accenna ai suoi fantasmi e ai suoi “scuoiamenti autolesionistici”, ma sopratutto si libera dal peso del tribunale sociale e dichiara liberamente:

Ho scelto due “tipi”, o maschere, generalmente condannati dalla società, sia pure con gradazioni diverse: il matricida e l’arrampicatore sessuale – li ho ascoltati per mesi, mi stanno simpatici; potrebbero essere miei figli generati intorno ai trent’anni, dopo essermi garantito all’università un posto sicuro. La ragione per cui ho raccontato insieme le loro storie è più sotterranea e radicale: perché, sommandosi, i miei due eroi hanno fatto quello che avrei voluto fare io.


Altri (almeno) tre buoni motivi per leggere Walter Siti


1) RACCONTA LA FASCINAZIONE DEL MALE NEL MONDO DI OGGI

Nel romanzo vincitore del Premio Strega 2013, Resistere non serve a niente, si indaga sulla cosiddetta zona grigia tra criminalità e finanza, fatta di banchieri accondiscendenti, broker senza scrupoli, politici corrotti, malavitosi di seconda generazione.
Un libro che parla dell’aldilà della democrazia, un mondo dove non esistono più regole e la letteratura è rimasta forse “l’unico guardiano che non si lascia corrompere”.
In Il canto del diavolo lo scrittore ci ha portato negli Emirati Arabi sollevando il sipario su quelli che sembrano solo paradisi fiscali luccicanti d’oro. Walter Siti li ha visitati curiosando dove poteva, ha dormito con gli immigrati poveri e ha parlato con studenti, banchieri e baristi. Una riflessione sull’Occidente e sul capitalismo, sulla crisi e sul denaro.
Ha cercato una via d’uscita: Exit strategy nel 2014 ha affrontato il tema della crisi economica, della paralisi politica e istituzionale, e anche di quella vocazione al consumo superfluo ruggente nell’era del berlusconismo e che poi ha lasciato macerie sugli anni a venire.

2) NON HA PAURA DI ANDARE IN FONDO, ALLA RADICE DEL DOLORE

Bruciare tutto è un libro che, già dal titolo, dichiara se stesso.
Walter Siti racconta la pedofilia attraverso la vicenda di Don Leo, un prete con una pericolosa attrazione per i bambini che cerca in ogni modo di combattere. Un romanzo che perturba e lascia nudi di fronte al dolore e alle domande sul senso profondo della fede e dell’ossessione, nel tempo che viviamo.

3) ESPLORA I MILLE VOLTI DELL’AMORE, TRA NORMALITÀ E OSSESSIONE

Amore, disamore, corpo, desiderio, ossessione: i romanzi di Walter Siti cantano l’amore a volte con il lirismo dei canzonieri poetici, altre con il piglio dell’invettiva.
Un dolore normale è il romanzo di un amore, quello tra Mimmo, bel guaglione del Sud, e il professore universitario Walter Siti. I due imparano a desiderarsi reciprocamente, compiono il comune percorso dall’euforia dell’innamoramento ai compromessi della serenità matrimoniale. Ma la letteratura ci si mette di mezzo.
Troppi paradisi racconta il rapporto tra Walter e Marcello. Il giovane culturista e borgataro è un messaggero di divina bellezza che, fragile ed egoista, trascina Walter in una spirale autodistruttiva.
Relazioni e indagine sociale si intrecciano anche ne Il contagio, il romanzo culto di una generazione, dal quale è stato tratto il film di Matteo Botrugno e Daniele Coluccini con Vincenzo Salemme.
E concludiamo tornando alle origini, all’esordio letterario di Siti, Scuola di nudo, un romanzo scandaloso e intenso in cui il personaggio protagonista vive e descrive i desideri della propria sessualità ossessiva.

A tre anni da La natura è innocente di Walter Siti si parla ancora di Ruggero Freddi

A distanza di tre anni dal racconto di Walter Siti non si placa la storia vera di Ruggero Freddi che il 26 marzo 2023 sembra essere arrivata a un punto di svolta.

Il professore di analisi matematica, cacciato da La Sapienza dopo che si venne a sapere del suo precedente lavoro nel cinema porno gay, ha vinto la causa contro il suo ateneo e dovrà essere rimborsato di 2.500 euro per le ore di insegnamento e altri 1.500 per l’ingiustificata chiusura del rapporto lavorativo.

Ruggero Freddi aveva fatto ricorso alla Corte dei Conti chiedendo «di accertare le eventuali responsabilità dei soggetti coinvolti. Tra cui la rettrice Antonella Polimeni e Tiziana Catarci. Ovvero «la direttrice del dipartimento a cui afferisce il corso dal quale sono stato allontanato, e ogni altra persona eventualmente coinvolta».

«Non mi sono noti i procedimenti intrapresi dall’ateneo nel presente, nel passato o pianificati per il futuro atti ad individuare i responsabili del mio ingiustificato allontanamento e coloro che hanno deciso, rifiutando le mie numerose proposte di accordo, di arrivare fino al sopramenzionato giudizio finale. L’università è stata multata per l’atteggiamento di ingiustificata chiusura. Sono stati buttati soldi pubblici. Per questo a pagare deve essere chi ha sbagliato e non l’Ateneo. Dove lavorano persone di grandissimo valore accademico e umano. La Sapienza mi aveva chiesto di rimuovere da internet le immagini che mi ritraevano all’ingresso dell’università. A loro dire avrei leso la reputazione dell’Ateneo. Per una foto mi volevano fare causa. Ora, dopo la sentenza di condanna sono usciti articoli in tutto il mondo, anche in Vietnam e in Corea. Perché comunque non è normale far lavorare un professore senza contratto e non pagarlo. La Sapienza è stata screditata da questa vicenda, ma nessuno ha preso posizione verso i responsabili.»