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Tutto ciò che c’è da sapere su Frédéric Dard, mostro sacro della letteratura mondiale

A ripercorrerne l’opera, non appare affatto azzardato accostare Fréderic Dard a mostri sacri della letteratura mondiale del calibro di Georges Simenon, al quale lo legò una duratura amicizia, e Louis-Ferdinand Céline, come ha fatto senza tema di esser smentito “Le Figaro”, definendo Dard l’erede di entrambi.

Nato il 29 giugno 1921 a Bourgoin-Jallieu, cresciuto a Lione in una famiglia schiacciata dalla crisi economica del 1929, Frédéric Dard è stato tra i più prolifici scrittori francesi, nonché tra i più popolari del Novecento. Incoraggiato fin da piccolo alla lettura, ancora ragazzo entra nella redazione di un giornale locale e nel 1940 pubblica il suo primo romanzo. Nove anni più tardi dà alle stampe il primo volume di quella che diventerà la sua opera più nota e venduta, la serie del commissario San Antonio, che arriverà a contare ben 175 titoli:

«Il giallo come lo avrebbe scritto Céline se avesse scritto polar», ha detto al proposito Antonio D’Orrico.

I libri di Frédéric Dard oscillano tra noir e suspence psicologica

Tuttavia, sarebbe quantomeno riduttivo confinare la grandezza di Frédéric Dard alla seppur inesauribile capacità d’inventare storie attorno al commissario Sannà. Dard scrisse molti altri romanzi (in tutto, 400 libri e oltre 200milioni di copie vendute), che sfumano dal noir più puro alla suspense psicologica, e che da qualche anno a questa parte Rizzoli ha deciso di riproporre al pubblico italiano – con la traduzione di Elena Cappellini – per ridare giusto riconoscimento a uno scrittore rimasto per troppo tempo all’ombra della grande letteratura ufficiale di Francia.

Pubblicato per la prima volta in Italia nel 2018, Gli scellerati (Les Scélérats) è una piccola opera perfetta, duecento pagine sorrette da una scrittura modernissima, un romanzo che con Simenon condivide il gusto per le atmosfere nere e la maestria nel dipingere la Francia notturna, dei café e di una società che, tutto sommato, nel dramma scopriva se stessa.

«Suggerirei di leggere Gli scellerati immaginando di vedere un film in bianco e nero», consigliava Antonio Debenedetti. «Ogni capitolo è una scena»

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E difatti Dard sconfinò con altrettanta generosità creativa nel cinema e nel teatro, producendo svariati lavori e collaborazioni come sceneggiatore, drammaturgo e regista.

Il montacarichi (Le Monte-Charge), pubblicato per la prima volta nel 1961 da Fleuve Éditions e riproposto in Italia sempre da Rizzoli nel 2019, nel 1962 divenne un film, Le monte charge (La morte sale in ascensore), diretto da Marcel Bluwal, con Robert Hossein e Lea Massari. Una gemma del genere, un bianco e nero nitido con una femme fatale irresistibile e indimenticabile, che il “Guardian” ha definito «una pietra miliare del noir francese».

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I bastardi vanno all’inferno (Les salauds vont en enfer) è il terzo titolo che Rizzoli riporta in libreria nella collana del Nero, a giugno di quest’anno. Un thriller squisitamente anni Cinquanta, un’indagine sulla natura umana al di là del bene e del male originariamente scritta per il teatro, poi divenuta romanzo pubblicato in Francia nel 1959 e di nuovo tradotta sul grande schermo dall’amico Robert Hussein, che con questa pellicola debuttò alla regia.

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L’obiettivo principale di Frédéric Dard è sempre stato quello di intrattenere

Esercizio quantomeno arduo risulta allora tentare d’incasellare l’opera di Frédéric Dard in un qualsivoglia genere letterario, così come suona riduttivo ricordarlo soltanto o soprattutto per aver creato una delle serie più longeve del poliziesco francese. Così facendo, si lascerebbe nell’ombra, e sarebbe un vero peccato, l’identità di un grande romanziere che seppe parlare al grande pubblico e che, per fortuna, è oggi al centro di una meritoria operazione editoriale di riscoperta a livello internazionale.

Di sé Dard disse di non aver mai cercato premi o distintivi, pur ammettendo di soffrire il confronto con la grande letteratura. Il suo scopo principale era e rimase quello di intrattenere. Della sua scrittura, venata da una persistente ossessione per la morte, disse che poteva sembrare semplice, ma in realtà nascondeva una continua lotta su ogni frase scelta.

Uomo colto, conviviale e ironico, amante della parola, Frédéric Dard ha trascorso gli ultimi anni della sua vita in un piccolo villaggio svizzero, Bonnefontaine, dove è morto il 6 giugno 2000 a settantotto anni.