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25 . 09 . 2017

“Sognando la luna”: l’attesissimo ritorno in libreria di Michael Chabon

«Un modello in scala dell'amore, della morte e di un mondo in frantumi.» The New Yorker

Michael Chabon

Nel preparare questo romanzo biografico mi sono attenuto ai fatti, tranne laddove non corrispondessero ai ricordi, allo scopo del racconto o alla mia idea di verità.

Michael Chabon scrive così, nella nota dell’autore del suo nuovo romanzo Sognando la luna. E con questo spunto su 24 Il Magazine, si chiedono:

Il punto è capire che cosa fare di una storia: ammantarla di realtà per renderla più appetibile o abbandonarla alla fantasia e perderla una volta per tutte? Lasciar vivere e respirare le lacune della memoria o colmarle con l’immaginazione? Quale scelta è più straziante, quale più etica?

E proseguono:

[Chabon] «sceglie di assecondare poeticamente le bizze della memoria, diventando una sorta di omologo teneramente famigliare de L’arcobaleno della gravità, un bright side di quell’oscura parabola intorno ai razzi V2, in un impossibile eppure riuscito incrocio tra un racconto di Alice Munro e un romanzo di Thomas Pynchon.»

Paragoni straordinari, per il vincitore del Premio Pulitzer (nel 2001, per Le fantastiche avventure di Kavalier e Clay). Su La Lettura del Corriere della Sera, del resto, si parla anche di Philip Roth, considerato da Chabon un maestro. Con queste premesse non resta che dare uno sguardo più da vicino!

Michael Chabon

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Sognando la luna, Michael Chabon


È il 1989 quando Michael Chabon, pochi mesi dopo aver pubblicato il suo primo romanzo, I misteri di Pittsburgh, raggiunge la casa della madre, a Oakland, per far visita al nonno gravemente malato. Reso loquace dai potenti antidolorifici, la memoria più nitida, affilata e urgente per l’imminenza della morte, in una settimana l’uomo dispiega davanti al giovane scrittore una storia rimasta sepolta, quasi dimenticata per una vita intera, un fiume alimentato da una molteplicità di affluenti, di voci spesso drammatiche, a volte beffarde, travolgenti per il nipote come per il lettore di oggi. È questa la mappa su cui si compone Sognando la luna, la confessione finale di un uomo a cui il narratore si riferisce sempre e solo come «mio nonno». È un racconto che parla di follia, di guerra e di avventura; che affronta il sesso, il matrimonio, il desiderio; che partendo dal modellismo aerospaziale osserva e descrive l’America di metà Novecento, le aspirazioni tecnologiche e i progressi di una nazione. Eppure, sopra ogni altra cosa, è il ritratto dell’amore passionale e impossibile tra il nonno dell’autore e sua moglie, un’enigmatica donna francese arrivata negli Stati Uniti, profondamente segnata, dopo la guerra. Insieme, a muovere queste pagine è l’impatto distruttivo – eppure così potenzialmente creativo – dei segreti e delle menzogne. Sognando la luna è un romanzo in forma di memoir, al tempo stesso una sorta di autobiografia immaginata, capace di descrivere un’epoca nel racconto di una sola vita, contraendo un’esistenza intera in un incontro di appena una settimana.

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Redazione BookToBook

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