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24 . 09 . 2018

Lilli Gruber torna a raccontare il suo Sudtirolo con “Inganno”

Lilli Gruber

Lilli Gruber con Inganno torna a esplorare il passato della sua terra con due potenti strumenti narrativi: le voci dei testimoni con la ricostruzione dei grandi scenari, e in parallelo un’appassionante fiction.

Giornalista e scrittrice, Lilli Gruber è stata la prima donna a presentare un telegiornale in prima serata.

Dal 1988 ha seguito come inviata per la Rai tutti i principali avvenimenti internazionali.

Dal 2004 al 2008 è stata parlamentare europea e dal settembre 2008 conduce la trasmissione di approfondimento Otto e mezzo su La7. Gli ultimi bestseller di Lilli Gruber  pubblicati con Rizzoli sono Chador (2005), America anno zero (2006), Figlie dell’Islam (2007), Streghe (2008), tutti disponibili anche in Bur, Ritorno a Berlino (2009) e Eredità (2012).

 

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Lilli Gruber racconta di tre ragazzi, il Sudtirolo in fiamme e i segreti della Guerra Fredda

Il testo che segue è scritto dall’autrice


Ricordo le discussioni a casa di mia nonna Elsa, a tavola, con i miei genitori e gli zii: erano gli anni Settanta e il tempo delle bombe era ben vivo nella memoria di tutti.

All’epoca ero un’adolescente curiosa, e ascoltavo con attenzione, ma quanto potevo capire?
Avevo quattro anni nel 1961, quando decine di tralicci erano crollati in una sola notte, minati dalle cariche di uomini che una parte della provincia chiamava «combattenti per la libertà» e l’Italia intera «terroristi».
Poi erano cominciati gli attacchi armati contro le forze dell’ordine, gli spari.
A quel punto avevo sei anni e non abitavo più in Sudtirolo.

Nel 1962 mio padre, Alfred Gruber, ha aperto una nuova impresa a Verona, e tutta la famiglia si è trasferita.

Dovevo cominciare le elementari e mia madre Herlinde mi ha iscritto a una scuola di suore. Non sapevo una parola d’italiano, in casa mia si era sempre parlato tedesco, e i miei compagni mi consideravano una straniera.
Una «tedesca».
E me lo facevano capire con chiarezza.
In tempi in cui «i tedeschi» facevano saltare in aria «gli italiani» nella provincia da cui venivo, la mia non era una posizione comoda.

Non sapevo nulla della spinosa questione sudtirolese, del passaggio della provincia dall’Austria all’Italia dopo la Prima guerra mondiale, delle complesse relazioni diplomatiche tra questi Paesi. Tantomeno avevo idea della partita che due grandi potenze stavano giocando sul campo di un’Europa divisa dalla Guerra fredda. Sapevo solo che mi toccava imparare una lingua nuova a tappe forzate, per prendere buoni voti. Avevo dodici anni quando, nel 1969, l’approvazione del «pacchetto» di misure per l’autonomia è sembrata portare, finalmente, a una composizione dei fronti opposti e alla chiusura della stagione degli attentati in Sudtirolo. Ma i morti di quel tempo oscuro, da una parte e dall’altra, non riposano in pace. Chi li ha conosciuti, chi li ha perduti, li piange ancora. Io, intanto, sono cresciuta, mentre le bombe continuavano a esplodere, in altri luoghi del pianeta, e a mietere vittime a migliaia: il terrorismo, la violenza di Stato, le guerre dichiarate e quelle clandestine. Sono diventata giornalista per passione e questo mi ha allontanata dalla mia terra, mi ha portata a scoprire il mondo al di là delle montagne.


 

Lilli Gruber: «Il giornalismo è un mestiere serio.»

 


L’ho imparato e l’ho vissuto sul campo e negli studi televisivi. Il suo principio, potremmo dire la sua anima, è il rispetto dei fatti ed è bene ricordarlo, in un periodo in cui la verità fatica a farsi largo, insidiata dalle fake news. Proprio l’interesse profondo per i fatti mi ha spinta ad andare a vedere, a parlare con i protagonisti, a essere testimone dei grandi eventi della nostra storia recente. Per cercare di capire e poi raccontare gli episodi che legano in un destino comune, in modo sempre più stretto, noi abitanti della Terra. Ripercorrere il passato mi pone dunque una sfida reale.

Come si torna indietro?
Dove sono i fatti che possono guidarmi?
E con chi confrontarmi?
Ricomporre la realtà di un’epoca scomparsa è per me un’impresa rischiosa.

Non sono una storica e la prudenza della giornalista mi trattiene.
Mi sono però gettata in quest’avventura, con due libri che ripercorrono le vicende della mia famiglia, Eredità e Tempesta.
Ho esplorato due periodi fondamentali del Sudtirolo nel Novecento: la frattura provocata dagli accordi di pace del 1919, quando il Tirolo fu spezzato in due con l’annessione della sua parte meridionale all’Italia; e gli anni Trenta e Quaranta, quando i totalitarismi travolsero l’Europa portando alla Seconda guerra mondiale.
Allora, gli abitanti di questa provincia germanofona hanno dovuto scegliere tra fascismo e nazismo.
Sono stati salvati dal crollo di entrambi i regimi, ma non hanno dimenticato le tragedie e i tradimenti di un passaggio cupo della nostra storia.

Con Inganno ho deciso di affrontare un periodo più vicino a noi, che comincia alla fine degli anni ’50.

Quel tempo è già il mio, dato che sono nata nel 1957.
È il mio perché mi riguarda direttamente.
Il Sudtirolo in cui sono nata, e l’Italia di cui sono cittadina, si sono di nuovo fronteggiati, in un lungo decennio punteggiato di bombe, attentati, spari e torture. La repressione ha risposto alla ribellione, in uno schema che si ripete da sempre, in ogni continente, da un’epoca all’altra, quasi senza interruzione.

La mia Heimat è stata teatro di conflitti che andavano molto al di là della sua dimensione geografica.
La rivalità tra Stati Uniti e Unione Sovietica, uno spaventoso duello nucleare.
L’equilibrio fragile tra l’autorità dello Stato e le libertà individuali.
La violenza come arma politica, legittima secondo gli uni, deriva terrorista secondo gli altri.
Questioni che ancora oggi sono al cuore della nostra attualità, anche se gli attori sono cambiati.

Il Sudtirolo, con i suoi picchi innevati, le valli ombrose, i villaggi da cartolina, è stato un laboratorio di attività in parte ancora da indagare.
Sono andata in cerca dei documenti, dei testimoni, dei protagonisti, ho visitato luoghi noti e meno noti.
E ho scoperto verità che non sospettavo.

Ho mosso anche un passo avanti in un mondo che mi è meno familiare, quello della narrazione.
Dove la realtà non si lascia penetrare, l’immaginazione viene in aiuto, nutrendosi della ricostruzione minuziosa di un contesto plausibile.

Come già in Eredità e in Tempesta, anche nella vicenda complessa di Inganno ho scelto di farmi accompagnare da figure i cui nomi e le cui vite sono frutto di fantasia.
Loro mi hanno aiutata a esplorare gli angoli più oscuri, alla ricerca di un’altra verità: quella dei sentimenti, dei drammi umani, delle motivazioni.

Mi hanno condotta in un mondo parallelo, in cui il potere è l’unico gioco e la violenza, la menzogna e la manipolazione sono le regole per vincere.
O per perdere tutto.

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Redazione BookToBook

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