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16 . 06 . 2015

I Giochi senza barriere di Bebe Vio

Fare sport è un'attività terapeutica, assicura la nostra atleta paraolimpica preferita

Bebe Vio

Il 27 giugno otto squadre provenienti da tutta Italia si fronteggeranno all’arena civica di Milano in quattro appassionanti sfide sportive. È un po’ come succede per Giochi senza frontiere ma, come sottolinea Bebe Vio, la scrittrice e star paraolimpica madrina di questo progetto, «è molto più bello». Perché?, ti starai chiedendo. La risposta è semplice: lo scopo di questo evento non è la competizione fine a se stessa, ma la collaborazione che si sviluppa tra i normodotati e i diversamente abili di cui ogni squadra è composta.

 

Perché nelle squadre che si sfideranno a Milano ci sono anche bambini e ragazzi come lei, che hanno subìto amputazioni gravi o che hanno storie simili da raccontare. Eppure ciò che li accomuna davvero non è questo: come lei, hanno voglia di vivere, di divertirsi e, perché no, di fare sport.

Questi atleti disabili (e non) arrivano da otto regioni d’Italia e ciascuna squadra sarà guidata da una ragazza o da un ragazzo dell’associazione art4sport Onlus, che organizza l’evento. L’associazione è nata dalla storia di Bebe Vio, che è diventata poi un libro dal titolo Mi hanno regalato un sogno, e ha l’intento di «promuovere lo sport come terapia fisica e psicologica per bambini e ragazzi con disabilità fisiche e migliorare la qualità della vita di bambini e ragazzi amputati, portatori di protesi di arto attraverso la pratica dell’attività sportiva».

«Uno sportivo è 18 passi avanti rispetto a chi non fa sport perché è abituato tutti i giorni a trovarsi davanti a degli “ostacoli” e a superarli con le strategie.»

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Redazione BookToBook

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